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Prof. Cegolon articolo sulla rivista “Scientific Reports”: procedura medica del parto cesareo nella Regione Friuli Venezia Giulia nel periodo 2005-2015

Andrea Cegolon, "Understanding Factors Leading to Primary Cesarean Section and Vaginal Birth After Cesarean Delivery in the Friuli-Venezia Giulia Region (North-Eastern Italy), 2005–2015. Sci Rep, 10(380), pp. 1-18".
Andrea Cegolon

Andrea Cegolon

L’articolo apparso lo scorso Gennaio su “Scientific Reports” ha analizzato in dettaglio la procedura medica del parto cesareo nella Regione Friuli Venezia Giulia nel periodo 2005-2015.

Sebbene non vi siano prove che elevati tassi di taglio cesareo si traducano in ridotta morbilità o mortalità materna e infantile, questa procedura medica è sempre più abusata un po’ ovunque, in primis in Italia. Per parto con taglio cesareo si intende il parto che non avviene naturalmente, ma con un intervento chirurgico. Il termine “primario” indica che per la donna è la prima volta che il parto (che potrebbe non essere il primo) avviene con il taglio cesareo. Talvolta il parto cesareo (CS) è effettuato senza che ce ne sia davvero la necessità (indicazione), e quindi espone mamma e nascituro a rischi che, seppur modesti, sarebbero evitabili. Questo studio ha analizzato i casi di parto cesareo primario (PCS) in 11 centri di maternità del Friuli Venezia Giulia nel periodo 2005-15, raffrontandoli con altre due procedure: il parto cesareo primario programmato (PPCS) e il parto vaginale dopo un taglio cesareo (VBAC-1). Tramite tre modelli di regressione logistica multipli (uno per ciascun tipo di procedura) sono stati calcolati i tassi di PCS e PPCS tra le donne senza storia di CS, mentre il calcolo del tasso di VBAC-1 è stato limitato alle donne con un solo CS precedente. I risultati espressi come odds ratio (OR), sono stati calcolati prendendo in considerazione i seguenti fattori: ospedale, anno civile, diverse variabili legate alle condizioni cliniche e ostetriche della madri e neonati (ad es. precedenti nascite, precedent nascite premature e/o aborti), storia ostetrica e background socio-demografico (tra cui età, il livello di istruzione della madre e del padre, l’occupazione di entrambi e la nazionalità).

Dall’analisi emerge che nel periodo in esame ci sono stati in totale 24.467 parti cesarei (tasso del 24,2% sul totale dei parti), 19.565 PCS (19,6%), 7.736 PPCS (7,7%) e 2.303 VBAC-1 (28,4%). La presentazione podalica (cioè la presentazione del nascituro con le natiche, i piedi o le ginocchia rivolte verso il fondo dell’utero) è risultato il più forte predittore sia per il PCS che per il PPCS; altri fattori statisticamente significativi figurano essere: placenta previa/abruptio placenta/emorragia antepartum; parto multiplo; peso placentare ≥ 600 g; età materna 40–44 anni. Mentre il VBAC-1 è risultato più probabile con gestazione ≥ 41 settimane, peso placentare <500 g e soprattutto analgesia del travaglio.

Sebbene nel periodo analizzato ci sia stata una riduzione marginale dei tassi di PCS e di PPCS nell’intera regione Friuli Venezia Giulia, accompagnata da un progressivo miglioramento del tasso di VBAC, è stata riscontrata una notevole variabilità delle procedure di parto tra gli ospedali. Per contenere ulteriormente il numero di PCS non necessari e promuovere il VBAC, ove opportuno, dovrebbero essere introdotti e applicati protocolli ostetrici standardizzati a livello ospedaliero. Il processo decisionale su PCS dovrebbe essere attentamente esaminato, introducendo un secondo parere diagnostico per tutti i PCS, per limitare le aree grigie soggette a una valutazione clinica soggettiva. Questo processo di cambiamento potrebbe essere facilitato dall’educazione del personale / dei pazienti da parte di opinion leader e da una consulenza prenatale per donne e partner, anche se potrebbero essere presi in considerazione anche audit clinici, sanzioni finanziarie e premi per centri di maternità efficienti.