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Prof. Valentini: articolo su Robotizzazione e lavoro

Compagnucci F., Gentili A., Valentini E. & Gallegati M. (2019) Robotization and labour dislocation in the manufacturing sectors of OECD countries: a panel VAR approach, Applied Economics, 51:57, 6127-6138, DOI: 10.1080/00036846.2019.1659499
Enzo Valentini

Enzo Valentini

L’introduzione dei “robots” nei processi produttivi manifatturieri è una delle novità tecnologiche più importanti degli ultimi decenni, perché influenza in modo decisivo lo sviluppo economico.

In generale, le innovazioni tecnologiche che aumentano la produttività del lavoro possono avere effetti positivi (ridurre il lavoro necessario a produrre beni e servizi) che possono diventare negativi se non opportunamente gestiti attraverso appropriate politiche pubbliche. I robots sono ormai calci di assolvere ad un numero crescente di “tasks” (mansioni) rischiando seriamente di sostituire il lavoro umano. E’ questo aspetto che può diventare pericoloso se non opportunamente gestito.

L'articolo tenta di rispondere alle seguenti domande (limitatamente al settore manifatturiero):

- l’aumento dei dei robot istallati, fa ridurre la quantità di lavoro necessaria e, quindi, occupata?

- al di là delle ore di lavoro, cosa succede al monte salari quando aumentano i robot? il complesso dei salari pagati diminuisce o aumenta?

- cosa spinge le aziende ad investire in robotizzazione?

La nostra analisi empirica è condotta a livello settore-paese (es: tessile-Italia, tessile-Germania, … , prodotti plastici-Italia, prodotti plastici-Germania...) e riguarda 16 nazioni dell’OCSE nel periodo 2011-2016. i I dati sulle ore lavorate e sui salari provengono dalla banca dati STAN (STructural ANalysis Database - OECD) mentre quelli sui robot installati sono presi dall’IFR (International Federation of Robotics). La metodologia utilizzata è un Panel Vector Autoregressive Model, nel quale tutte le variabili sono considerate endogene e interdipendenti, sia in senso dinamico che in senso statico. In questo modo, possiamo analizzare le reciproche relazioni tra le variabili incluse nel modello che, nel nostro caso, si basa sui tassi di crescita delle ore lavorate, dei salari e dei robot installati.

Nell’analisi della robotizzazione, la mancanza di dati è in genere il problema maggiore. Proprio per questo, il presente contributo è uno dei primi tentavi di indagare, con metodologie “avanzate”, cause e conseguenze della robotizzazione.

I nostri risultati indicano che:

- il tasso di robotizzazione di un settore, in un dato paese, tende ad aumentare a fronte di prezzi settoriali crescenti (c’è spazio per investimenti) e monte salari crescente;

- quando il tasso di robotizzazione aumenta, le ore lavorate diminuiscono sensibilmente.

In sintesi: se ci sono spazi per investimenti, le imprese investono in robotizzazione per ridurre il lavoro utilizzato e il costo del lavoro.

In manifattura, i robot sembrano essere utilizzati per ridurre il costo del lavoro e non per produrre beni nuovi e/o migliori, contribuendo alla progressiva espulsione di lavoratori da questi settori.

Allo stato attuale, la robotizzazione del settore dei servizi è invece solo all’inizio, ma cresce a ritmi vertiginosi.

La domanda è: cosa accadrà quando la robotizzatine avrà raggiunto livelli elevati anche nei servizi? Dove potranno “migrare” i lavoratori espulsi anche dai servizi?